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 Alessandro Adami, il 27th luglio, 2010
Perché il sen. Umberto Veronesi, nella sua lettera al Corriere della Sera del 26 luglio 2010 in cui si dice possibilista di accettare la candidatura al ruolo di Presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, parla con così tanta precisione delle virtù del nucleare rispetto al più inquinante petrolio o della sua partecipazione a movimenti che sostengono i diritti dei più deboli (inutile in questo contesto) e si “dimentica” della potenziale pericolosità delle scorie nucleari?
Sinceramente, mi aspetterei qualcosa di più da un fisico (ad honoris causa) e dal futuro presidente dell’Agenzia sul nucleare. Mi sembra che, nella sua lettera, almeno citare il problema delle scorie sia una valida ragione per occuparsi VERAMENTE della tutela della salute dei cittadini che tanto sbandiera di aver fatto nei suoi 50 anni di carriera!
O questa “dimenticanza” mi autorizza a pensare che, dietro, ci sia qualche cos’altro? Magari qualche finanziatore dell’IEO (Istituto Europeo di Oncologia), da lui fondato, che vuole entrare nel grande affare dell’energia nucleare in parte pagata dai cittadini con le loro tasse e in parte attraverso un rischio potenziale per la loro salute?
Mi sembra strano poi che uno scienziato della sua levatura (che nella lettera parla forse un po’ troppo di sé stesso) non sia a conoscenza del fatto che, sino ad ora, dopo circa sessant’anni di attività, l’industria nucleare mondiale ed i governi non siano stati in grado di trovare dei siti adeguati per stoccare in sicurezza le scorie che spesso stanno letteralmente marcendo in qualche luogo di fortuna.
O, come al solito, aspettiamo che qualcuno possa risolvere il problema in futuro e, nel frattempo, esponiamo la popolazione di adesso ad inutili ed eccessivi rischi?
Sinceramente tutto ciò mi sembra un po’ troppo e, per questo, dico forte il mio NO al nucleare!
 Alessandro Adami, il 18th luglio, 2010
Con la recente introduzione, da parte dell’Unione europea, delle colture di prodotti agricoli geneticamente modificati all’interno della comunità, si è riacceso l’inevitabile dibattito tra i favorevoli e i contrari. Qualche ministro ha aperto subito le porte e ha dato inizio alle semine; qualche altro, compreso l’italiano Zaia (oramai già ex ministro), ha chiuso i cancelli.
Al di là dei dibattiti molto noiosi con elencazione di dati e di conclusioni scientifiche che si smentiscono gli uni con gli altri in una spirale di confusione vorrei osservare, semplicemente, quanto segue.
Ipotizziamo, senza alcun pregiudizio e presunzione di colpevolezza, che gli organismi geneticamente modificati non impoveriscano o sterilizzino il terreno più dei prodotti “naturali”.
Ipotizziamo che essi siano effettivamente in grado di aumentare rese e produttività nel lungo periodo oppure che siano in grado di sconfiggere fitopatologie o parassiti altrimenti affrontabili con dosi massicce di prodotti chimici, spesso anche molto pericolosi per la salute di agricoltori, comunità agricole e consumatori.
Ipotizziamo che anziché diminuire la biodiversità la favoriscano.
Ipotizziamo infine, in questo caso anche contro l’opinione di numerosi scienziati, studiosi e casalinghe, che gli OGM facciano bene alla salute: cioè che siano in grado di favorire, più dei loro fratelli non-OGM, l’assunzione di maggiori quantità di vitamine o altri nutrienti importanti per il mantenimento del corpo in buono stato di funzionamento metabolico.
Nonostante tutto questo, però, con gli OGM non mi sento ancora del tutto tranquillo! Il motivo potrà sembrare banale ma, per me, è di vitale importanza: gli OGM azzerano 3 miliardi di anni di evoluzione!
Questa tecnica di manipolazione del dna delle specie vegetali (e, in futuro, anche delle specie animali, compreso l’uomo?) applicata da un uomo arrogante spazza via, con una sola folata di vento, i numerosi tentativi, i numerosi fallimenti, gli infiniti micro-adattamenti, i rapporti simbiotici delle specie viventi ad ambienti in costante mutamento. In sostanza elimina quel bio-ingegnere invisibile rappresentato dal tempo.
Vista la nostra enorme ignoranza sul funzionamento di ciò che ci circonda, sulle relazioni occulte esistenti tra miliardi di specie viventi, sulle possibili influenze cosmiche, elettromagnetiche, chimiche con la vita, voler a tutti i costi modificare, spesso forzandola con legami estremi, la struttura genetica delle specie viventi mi sembra una cosa stupida che, anche se non ora, potrebbe in un futuro portare verso direzioni inaspettate e, in quel caso sì, potenzialmente pericolose per l’uomo e per l’ambiente dal momento che non si è ora in grado di prevederne i possibili risultati.
Si tratta, volendo usare una metafora, di pretendere di scrivere a tutti i costi un romanzo in una lingua straniera di cui non si conosce la grammatica utilizzando solamente il vocabolario oppure quei terribili traduttori presenti su internet. Qualcosa ne viene fuori ma il senso vero, quello che si vuole veramente esprimere, si perde e, anzi, talvolta ne può venire addirittura stravolto il significato.
 Cristiano Cinotti, il 5th luglio, 2010
Dal 1 luglio 2010 il nuovo logo obbligatorio per tutti gli alimenti biologici preconfezionati prodotti da un Paese membro della Unione Europea sarà quello che vedete qui sopra.
Il logo è nato grazie ad un concorso indetto dalla UE tra gli studenti di arte e grafica di tutti i 27 Paesi dell’ unione. Sono state proposte 3422 immagini ( qui alcuni esempi ) dalle quali una giuria ha classificato le Top100 e successivamente ha selezionato i 3 loghi finalisti.

Con il 67% dei voti online ( 129.493 ) ha vinto il logo denominato “Euro-Leaf” dello studente Tedesco Dusan Milenkovic.
Stando a quanto si legge sul sito della UE dedicato all’agricoltura biologica il nuovo logo servirà a dare chiarezza e trasparenza all’etichettatura dei prodotti biologici a beneficio del consumatore :
Logo ed Etichettatura
Quando i consumatori come te scelgono di comprare biologico, hanno bisogno di sapere che stanno ottenendo esattamente ciò per cui stanno pagando. Il logo biologico ed il sistema di etichettatura fanno sì che ciò sia possibile. Sono studiati per assicurarti con assoluta certezza che i prodotti che compri sono realizzati seguendo in tutti i dettagli la Regolamentazione europea sull’agricoltura biologica, o nel caso di prodotti importati, secondo regole equivalenti o allo stesso modo rigide.
Certificazione
La produzione e l’immissione sul mercato europeo di prodotti biologici con etichettatura e loghi seguono un rigido processo a cui devono essere completamente conformi.
(….)
Chiarezza
La Regolamentazione contiene regole rigide riguardo all’uso dell’etichettatura e del logo per limitare al minimo la confusione tra i consumatori, o potenziali abusi:
“I termini come biologico, bio, eco ecc., inclusi i termini usati nei marchi, o le pratiche usate nell’etichettatura o nella pubblicità sospettabili di fuorviare il consumatore o suggerire all’utilizzatore che un prodotto o i suoi ingredienti soddisfano i requisiti definiti nella Regolamentazione non devono essere usati per i prodotti non biologici.”
Inoltre, l’etichetta biologica non può essere utilizzata per i prodotti che contengono Organismi Geneticamente Modificati (OGM).
Indicazioni
Per fornirti maggior sicurezza, per legge tutti prodotti che portano l’etichetta biologica devono avere il nome dell’ultimo operatore che ha maneggiato il prodotto, per esempio il produttore, l’addetto alla trasformazione o il venditore e il nome o il codice dell’organismo di controllo.
Logo
Il logo biologico europeo e quelli degli altri Stati Membri sono usati per integrare l’etichettatura ed aumentare la visibilità dei cibi e bevande biologiche per i consumatori.
Così, i consumatori che comprano i prodotti che portano il logo europeo possono essere certi che:
- almeno il 95% degli ingredienti sono stati prodotti con metodo biologico;
- il prodotto è conforme alle regole del piano ufficiale di ispezione;
- il prodotto proviene direttamente dal produttore o è preparato in una confezione sigillata;
- il prodotto porta il nome del produttore, l’addetto alla lavorazione o il venditore e il nome del codice dell’organismo di ispezione.
L’applicazione del logo biologico dell’UE è obbligatoria dal 1 luglio 2010 per i prodotti alimentari preconfezionati. Rimane volontaria invece per i prodotti importati dopo tale data. Dove è usato il logo comunitario, una volta che la nuova regolamentazione sarà applicata, dovrebbe apparire l’indicazione del luogo dove le materie prime grezze dei prodotti sono state coltivate. Questa indicazione può riportare la dicitura di ‘EU’, ‘non-EU’, o il nome di un Paese specifico, in Europa o fuori, dove sono stati coltivati il prodotto o le sue materie prime.
(…)
(Leggi tutto)
Molto bene anche se va fatta una precisazione. In realtà il Consiglio Agricoltura della UE nel giugno 2007 ha approvato ( con voto contrario di Italia, Ungheria, Belgio e Grecia e con tanto di parere contrario del Parlamento Europeo) il nuovo regolamento comunitario sugli alimenti biologici (entrato in vigore nel gennaio 2009) il quale, per la prima volta, ammette una soglia di tolleranza da eventuali contaminazioni accidentali di ingredienti contenenti fino allo 0,9% di OGM (come già previsto per i prodotti convenzionali).
Nell’ambito della produzione biologica è ancora vietato l’uso di organismi geneticamente modificati (OGM) e di prodotti ottenuti con OGM. I prodotti che contengono OGM possono essere etichettati come biologici solo se gli ingredienti contenenti OGM sono stati inclusi nei prodotti involontariamente e se la percentuale di OGM negli ingredienti è inferiore allo 0,9%.
(leggi tutto)
Al momento più che un rischio vero e proprio sembra una decisione volta ad aprire la strada a quello che potrebbe diventare “inevitabile” nel momento in cui anche in Italia vengano consentite coltivazioni OGM (il rischio contaminazione). Per ora rappresenta un motivo in più per sposare la filosofia dei GAS : scelta di prodotti locali, nazionali e rapporto diretto con il produttore.
UNA CURIOSITA’
Ora provate ad utilizzare la funzione CERCA del sito della UE dedicato all’agricoltura biologica inserendo la parola “OGM” oppure “organismi geneticamente modificati“… poi provate che so con “834/2007” oppure “vegetativa“… La pagina relativa alla Legislazione esiste ma non è indicizzata la parola OGM. Sarà un caso ?
 SommaGAS, il 29th giugno, 2010
Sabato 3 luglio 2010 l’ass. AVSA insieme con la Carovana dell’Acqua di Villafranca (Vr) ha organizzato questo evento per per festeggiare la chiusura della campagna per la raccolta firme sul referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Musica con la chitarra di Fabio Fiocco, poesie e fette di anguria!
Ore 21.00 presso la sede AVSA, via Magenta – angolo via Aprili – Villafranca (Vr)
- INGRESSO GRATUITO -
Scarica il volantino! (PDF, 58.51KB)
 SommaGAS, il 17th giugno, 2010
CONCERTI
Giovedi 1 luglio ore 21 .00: PALCO APERTO GRUPPI LIVE
Venerdi 2 luglio ore 21.00: MATTEO STAFFOLI & PELEGRINS OF BLUES VA TUTO BEN’D
Sabato 3 luglio ore 21.00: ALLIGATOR NAIL
Domenica 4 luglio ore 21.00: MAURO OTTOLINI LATO LATINO
INGRESSO LIBERO: STAND GASTRONOMICI DURANTE LE SERATE APERTI DALLE 19.00
IL RICAVATO SARà DEVOLUTO A DUE ORFANOTROFI DI MOSTAR
Scarica il volantino! (PDF, 95.22KB)
DOVE
Strada Sommacampagna,12 – Corte Cavalchina – Custoza. MAPPA
 Cristiano Cinotti, il 6th giugno, 2010
 SCARICA IL VOLANTINO
Sabato 12 e domenica 13 giugno all’interno del parco di Villa Venier a Sommacampagna (Vr) si terrà l’edizione 2010 di Cibo per la Mente. L’associazione Lucignolo per il decimo anno consecutivo organizza questa riuscita manifestazione a tema, quest’anno dedicata alla promozione delle energie rinnovalbili.
Il nostro paese in questo senso sembra viaggiare sempre più spesso “contromano”: dalla pericolosa e costosissima scelta di imboccare la strada del nucleare, fino alle incomprensibili scelte operate all’interno del “manovrone” di questi giorni in tema di energia. Alcuni esempi? Nel decreto non compare il rifinanziamento delle detrazioni del 55% per gli intereventi di riqualificazione energetica, vengono introdotti nuovi canoni per gli impianti idroelettrici ma soprattutto viene demolito il sistema di incentivazione per i produttori di energia basato sul sistema dei certificati verdi abolendo l’obbligo di acquisto da parte del GSE dei certificati in esubero (introdotto proprio per evitare che quando ci sono in circolazione più certificati verdi “guadagnati” dai produttori rinnovabili rispetto a quelli che i produttori non rinnovabili devono acquistare, il loro prezzo crolli e il sistema incentivante non funzioni più).
Come Gruppo di acquisto Solidale, con la stessa filosofia che ci identifica normalmente negli acquisti, abbiamo deciso di fare una scelta consapevole anche in questo campo. Non possiamo decidere da quali fonti proviene l’energia che alimenta le nostre case ma possiamo invece scegliere il nostro fornitore e spingerlo ad investire nella produzione di energia da fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico ed idroelettrico) impegnandolo per contratto ad immettere nella rete tanta energia verde quanto l’equivalente dei nostri consumi mensili !
In estrema sintesi questa è l’iniziativa che vogliamo intraprendere facendoci promotori di un progetto per creare un grande GRUPPO DI ACQUISTO DI ENERGIA VERDE rivolto principalmente a chi, non avendo la possibilità fisica od economica di poter realizzare un impianto fotovoltaico domestico, voglia con la propria scelta incentivare gli investimenti in energie rinnovabili partecipando ad aumentarne la domanda!
Maggiori dettagli saranno illustrati durante la conferenza prevista domenica 13 alle 1030 a margine della manifestazione Cibo per la Mente alla quale parteciperanno AGSM, Legambiente Verona e Gas fotovoltaico Treviso.
Vi aspettiamo numerosi!!
 Cristiano Cinotti, il 21st maggio, 2010
Anche quest’anno è arrivato finalmente il momento di andare a trovare il nostro amico Gigi Aldrighetti! Nell’attesa vi riporto questo bellissimo articolo trovato in rete :
Una viticoltura senza veleni è possibile
di Mario Spezia, 24 novembre 2009
 Gigi Aldrighetti, decano dei coltivatori biologici, ci racconta la sua esperienza.
Un uomo pacifico, ma non remissivo, partito da lontano e ancora in pista con la voglia e il gusto del proprio lavoro .
Anche la sua terra ha un nome antico: Gnirega, forse prima ancora Nirega, nomi che alludono a una terra arida, magra, al vegro.
Ancora giovane frequentò a Gargagnago la Scuola della Famiglia Rurale, che già negli anni settanta, sul modello delle scuole francesi, ebbe una grande parte nella preparazione teorica e pratica di molti giovani coltivatori della Valpolicella.
Gigi ricorda ancora molto bene i suoi insegnanti e le prime sperimentazioni sul campo. La sua innata curiosità si combinò con la competenza dei maestri e gli permise di capire anzitempo le grandi trasformazioni che avrebbero cambiato i connotati dell’ agricoltura a cavallo degli anni settanta e ottanta. Le grandi compagnie americane stavano invadendo con i loro prodotti le nostre contrade costringendo l’ agricoltura ad una condizione di dipendenza sempre maggiore dai prodotti chimici.
Ma già nei primi anni settanta c’ era chi si rendeva conto che se i fitofarmaci risolvevano alcuni problemi, ne creavano sicuramente degli altri, forse anche più gravi, che avrebbero avuto bisogno, per essere contenuti, di ulteriori trattamenti, in una catena senza fine.
In altre parole rompevano un equilibrio creatosi nei secoli fra condizioni climatiche, tipo di terreno, varietà di viti, contesto ambientale.
Quando si usava in viticoltura solo rame e zolfo, c’ era una situazione di sostanziale equilibrio tra i parassiti e loro antagonisti. Con l’ ingresso massiccio della chimica sono diminuiti sia i parassiti che gli antagonisti, costringendo gli agricoltori ad una dipendenza cronica dai fitofarmaci. Molti esperti ormai sostengono che, a conti fatti, i fitofarmaci non si pagano, il loro costo non giustifica gli effetti prodotti. Soprattutto se teniamo conto che ormai nessuno punta più sulla quantità.
Ai nostri giorni tutti i vini di qualità hanno adottato rigidi disciplinari che tendono a limitarne la produzione. Nel Valpolicella doc il disciplinare limita la raccolta a 120 q.li per ettaro.
Il problema è che in questi decenni gli agricoltori hanno disimparato tutto quel patrimonio di conoscenze che prima permettevano loro di intervenire al momento giusto, nella maniera giusta.
Gigi racconta un detto ancora oggi valido: la Peronospora parte quando si combinano queste tre condizioni: 10 cm di acqua, 10 cm di pollone nuovo, 10° di temperatura in più. Invece ai nostri giorni un sms sul cellulare indica al viticoltore cosa e quanto spruzzare di volta in volta. Gli informatori, che poi altro non sono che venditori al soldo delle varie industrie chimiche, hanno sostituito nella testa dei contadini lo spazio che prima era occupato da un sapere accumulato in centinaia di anni.
Gigi Aldrighetti ha continuato a coltivare le vigne e a fare il vino senza ricorrere alla chimica e il prodotto finale gli dà ampiamente ragione. Ancora ai nostri giorni, con tre chili e mezzo di rame per ettaro e qualche manciata di zolfo, riesce a fare un ottimo vino, senza avvelenarci. Non solo, ma, nei periodi in cui le condizioni sono più favorevoli, sostituisce il rame con un prodotto biologico a base di argille acide, il Mycosin, oppure tratta la tignola col Bacillus Thuringiensis, che è un batterio in grado di paralizzare alcuni insetti parassiti. Non c’ è bisogno di dire che lo stallatico sostituisce tutti i coadiuvanti chimici e che i filari a spalliera sono rimasti tutti al loro posto sui vecchi mureti.
“Il vino buono si fa con le vigne piantate quindici anni prima”.
E naturalmente la musica non cambia in cantina: uva sana, poco bisolfito e travasi al momento giusto. Nient’ altro!
Ma le cose non si capiscono senza pagarne il prezzo e Gigi Aldrighetti non si è mai tirato indietro, neanche quando nel ’78 si trattò di occupare La Grola e di far partire la gloriosa esperienza della Cooperativa 8 marzo. Anni di fatica e di entusiasmo, di sperimentazioni e di grandi risultati, anche da un punto di vista economico.
In collegamento con le più importanti realtà a livello sia nazionale che europeo, partecipò a quel movimento che nei primi anni ’90 definì il protocollo dei prodotti biologici. Adesso sembra tutto scontato e il mercato del biologico viaggia sui grandi numeri, ma venti anni fa’ c’ era solo un manipolo di persone piene di buona volontà e di passione, spesso prive di risorse economiche e guardate con sufficienza dai propri colleghi.
Colleghi che adesso piantano anche 6000 vigne per ettaro in filari bassi adatti ad essere lavorati con le macchine, spianando le colline e demolendo le marogne che per centinaia di anni hanno trattenuto la terra sui pendii e creato le condizioni indispensabili per ottenere il prodotto di qualità che ha creato la fortuna di tutto il nostro territorio.
Eppure il volto sorridente e pacifico di Gigi Aldrighetti ci fa ancora sperare per il futuro.
dal sito www.veramente.org
 Cristiano Cinotti, il 16th maggio, 2010
Presentazione Natur: il produttore di calze in fibre naturali, cotone biologico certificato e lane naturali non tinte si presenta al Sommagas!!
La Buona Terra : i gasisti alle prese con il ritiro e la distribuzione della “madre” di tutti gli ordini !!
 Alessandro Adami, il 5th maggio, 2010
La parola d’ordine per chi vuole vendere un’automobile negli anni 2009 e 2010 della grande crisi economica è «ecologica». Seguita, in ordine di importanza, da «CO2», «basse emissioni» «basso consumo» e «ambiente».
Nessun venditore o direttore marketing può prescindere da tale concetto. E, difatti, una statistica molto empirica che prenda come riferimento la televisione, la carta stampata, la radio nonché la frequentazione degli autosaloni d’Europa non può far altro che confermare questa affermazione. Ovunque si vede e si sente parlare di ciò!
Ciò che desidererei osservare su tale fenomeno è il fatto che le informazioni fornite sono, nella realtà dei fatti, in massima parte fuorvianti per l’acquirente e che, in effetti, nessuna automobile attualmente in commercio può definirsi veramente ecologica. Questo anche se i produttori hanno sviluppato, nei tempi, tecnologie che consentono effettivamente minori emissioni di gas di scarico e maggiore efficienza nella gestione dell’energia. Si tratta comunque di minimi risultati rispetto al vero obiettivo incarnato dal concetto di “ecologia”, cioè lo scarso o nullo impatto sull’ambiente dell’uomo e delle sue attività per salvaguardare le risorse a favore anche delle generazioni future.
Sulla base di tali osservazioni ecologica sarebbe, allora, quell’auto che non usa la combustione, diretta del motore a scoppio o indiretta per la produzione elettrica, quale energia di propulsione.
Ecologica sarebbe quell’auto che prevede parti o materiali provenienti da fonti rinnovabili ma, soprattutto, facilmente riparabili, riutilizzabili e, solo in casi limite, riciclabili.
Ecologica, infine, sarebbe quell’auto che non richiedesse la proprietà (e l’uso) individuale ma che basasse la propria funzione sul servizio di trasporto, magari collettivo.
La strada per ottenere automobili ecologiche è, quindi, molto più tortuosa e in salita rispetto a quella che ci è proposta dal marketing. Si tratta, in sostanza, di ripensare il settore nella sua totalità lavorando, in più, anche sulle abitudini di fondo dei cittadini e utilizzatori del trasporto.
Il risultato, però, potrebbe essere veramente nuovo e gli obiettivi della sostenibilità ambientale, nonché del trasporto per tutti (anche per i paesi poveri), potrebbero essere realmente raggiunti.
(foto: Hajo de Reue – Internazionale)
 Cristiano Cinotti, il 24th aprile, 2010
Il SommaGas parteciperà attivamente alla campagna referendaria contro la privatizzazione dell’acqua con l’allestimento di alcuni tavoli di raccolta firme.
DOVE FIRMARE
Date e luoghi a Sommacampagna:
DOMENICA 9 MAGGIO ALLA MARATONA DEL CUSTOZA
Per Verona e provincia guarda sul sito di Acqua Bene Comune Verona

DI SEGUITO IL COMUNICATO STAMPA DEL COMITATO VERONESE
Campagna referendaria veronese. Fuori l’acqua dal mercato
Anche a Verona parte la raccolta delle firme per i referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua. I quesiti chiedono l’abrogazione di tutte le norme che hanno aperto le porte alla gestione dell’acqua ai privati. Il Comitato veronese del referendum per l’acqua pubblica, promosso dal Comitato Acqua Bene Comune di Verona e costituito da numerose realtà del nostro territorio, organizza a partire dal 24 aprile una Carovana per raccogliere le firme necessarie per l’ammissione dei referendum.
I cittadini veronesi potranno sottoscrivere i referendum per liberare l’acqua dal mercato al banchetto del Comitato veronese sabato 24 aprile dalle 9.30 alle 13 presso il mercato dello Stadio e dalle 13 alle 18 in Piazza Brà. Domenica 25 aprile sarà possibile firmare dalle 15 alle 19 presso la Caserma di Santa Marta in occasione della Festa della liberazione. Le firme si potranno anche lasciare sabato 1 maggio all’incontro dei sindacati veronesi presso il Dopo Lavoro Ferroviario in Via Camuzzoni, 1, polisportiva La Pineta dalle 15 alle 19 e in Piazza Erbe dalle 10 alle 18. Il banchetto del Comitato veronese si potrà, inoltre, trovare il 2 e l’8 maggio in Via Mazzini, 18 dalle 10 alle 18.
I quesiti vogliono abrogare l’art. 23 della legge 166/2009 del 19 novembre 2009 e le norme approvate da altri governi in passato che avviano il processo di privatizzazione del servizio idrico. L’ultimo decreto “Ronchi” mira a collocare il servizio idrico sul mercato, sottoponendolo alle regole della concorrenza e del profitto, espropriando il soggetto pubblico e quindi i cittadini dei propri beni. Negli ultimi anni la gestione privatistica dell’acqua ha determinato significativi aumenti delle bollette e una riduzione drastica degli investimenti per la modernizzazione degli acquedotti, della rete fognaria, degli impianti di depurazione.
Il primo quesito referendario intende abrogare l’art. 23 bis della legge 166/2009, l’ultima normativa approvata dal Governo, con cui si mettono definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 Ato (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%.
Il secondo quesito vuole aprire la strada della ripubblicizzazione. Si propone l’abrogazione dell’art. 150 del decreto legislativo 152/2006 (anche detto codice dell’ambiente), relativo alla scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato. L’articolo definisce come uniche modalità di affidamento del servizio idrico integrato la gara o la gestione attraverso società per azioni a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico.
Infine, il terzo quesito ha come obiettivo eliminare i profitti dal bene comune acqua. In particolare, si propone l’abrogazione dell’articolo 154 del decreto legislativo 152/2006, limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito.
Per approfondire l’argomento e conoscere gli altri appuntamenti veronesi dove firmare è possibile visitare il sito www.acquabenecomuneverona.org
Silvia Caucchioli 348 0341453
Francesco Avesani 329.5677482
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….mentre a Parigi l’acqua torna pubblica e la città festeggia! ( foto di Alessandro )
 
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